The Beatles

Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. La storia dietro alla copertina del disco dei Beatles.

A Febbraio abbiamo celebrato il 50esimo anniversario del famoso Rooftop Concert, l’ultima esibizione dal vivo dei Fab Four, sul tetto della Apple Records a Londra; precisamente, sul tetto dell’edificio posto in Savile Row n. 3.

Quale migliore occasione per parlare di uno dei loro album più celebri, vale a dire Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band?

Che l’ottava fatica della band di Liverpool sia considerata una svolta decisiva nel suo modo di fare musica, è cosa ormai appurata.

Del resto, il concept alla base del progetto è alquanto innovativo. I quattro erano stanchi di presentarsi al pubblico come eterni ragazzi dalla faccia pulita, sbarbati e lisci con le loro pettinature moptop, proponendo sempre le stesse sonorità.

taglio capelli moptop beatles

Da qui l’originale idea di Paul McCartney: ognuno di loro avrebbe dovuto liberarsi dell’aura precedente, della propria immagine rileccatta e ormai stantia, per interpretare, come un attore, un nuovo e inedito musicista all’interno di una band totalmente immaginaria, la Sgt. Pepper Lonely Hearts Club Band.

L’album uscì il 1° giugno 1967 nel Regno Unito. Solo tre giorni dopo, Jimi Hendrix iniziò il suo concerto al Saville Theatre di Londra con una cover del titolo di apertura (appunto Sgt. Pepper). Le premesse per un successo, quindi, c’erano tutte. E non furono disattese.

Anche se non è questa la sede per analizzare l’opera da un punto di vista musicale, è quantomeno doveroso accennare al fatto che psichedelia, ritmi da orchestra eduardiana, sonorità orientaleggianti e classici riff rock sono fusi insieme dando vita a qualcosa di totalmente inedito nel panorama musicale dell’epoca.

Ascoltando i vari brani è facile notare come l’interesse per la musica indiana abbia fortemente influenzato l’operato della band (soprattutto dopo l’incontro con il guru Maharishi Mahesh Yogi). George Harrison ha sapientemente dosato, nelle varie tracce, il sitar, il tambur, il sarangi, dimostrando, come se ce ne fosse ancora bisogno, la sua spiccata poliedricità.

Se non conoscete a fondo Sgt. Pepper, immergetevi al più presto nella sua magica atmosfera o lo spietato dio della buona musica vi punirà con del trap di infima qualità!

Ma adesso concentriamoci sulla copertina dell’album dei Beatles. Anch’essa rappresenta un’assoluta novità grafica, in piena sintonia con quello che è il contenuto musicale: colori brillanti e contrastanti, moltitudine di personaggi, abiti sgargianti, il tutto fa da sipario alla incredibile varietà e ordinata confusione dei brani. Solo guardandola, si ha la sensazione di stare per varcare un confine, poco prima di entrare in un mondo nuovo e sconosciuto, ma inebriante. Azzeccatissima!

Partiamo dallo schizzo, firmato John Lennon, che all’epoca viveva con sua moglie Cynthia in una casa del Surrey.
La suddetta casa fu poi messa in vendita ed i nuovi proprietari vi trovarono un quaderno; in quel quaderno, lo schizzo che potete vedere qui.

Come si può vedere, anche se allo stato embrionale, la copertina è già pronta! Tuttavia, pare che l’idea sia stata di Paul, John avrebbe solo messo nero su bianco il prodotto della creatività del collega. Ma altre fonti suggeriscono che anche gli schizzi della cover sarebbero di Paul.

Poi le uniformi dei Fab Four: si tratta di uniformi militari, ma coloratissime e, soprattutto, indossate da chi professava un messaggio pacifista globale. Il contrasto è forte ed accecante.

I personaggi: beh, qua da dire ci sarebbe molto, ne indicheremo solo alcuni e ci soffermeremo solo su alcune curiosità. Si tratta, infatti, di una moltitudine eterogenea di individui più o meno famosi, una sorta di pubblico immaginario a cui i quattro avrebbero voluto dedicare la loro musica, circondati anche da una miriade di oggetti, statue e bambole.

Robert Fraser (art director) e Peter Blake, materiali realizzatori della cover (la prima, ricordiamolo, in cui vengono inseriti anche i testi dei brani), chiesero ai quattro di effettuare una selezione dei personaggi da inserire.

Parliamo prima però di coloro che avrebbero dovuto esserci e, invece, per varie ragioni, vennero esclusi.

John pare abbia scelto due individui in stridente contrasto fra loro: Adolf Hitler e Gesù Cristo. Per quanto riguarda quest’ultimo, ricorderete la celeberrima e provocatoria dichiarazione che John aveva rilasciato al London Evening Standard il 4 marzo 1966 (“Siamo più popolari di Gesù, adesso”) che creò non pochi problemi alla band, soprattutto negli Stati Uniti. Per queste ragioni, si preferì non inserire l’immagine di Gesù

Per quanto riguarda Hitler invece, la sua effigie inizialmente doveva essere presente. Tuttavia, all’ultimo momento, venne materialmente messa da parte, come è possibile vedere in queste foto di backstage dal set fotografico.

Altro grande assente, il Mahatma Gandhi: ovviamente, per non urtare la sensibilità indiana, dove l’inserimento poteva essere sentito come sacrilego, Gandhi pare sia stato coperto dalla palma in alto a destra.

Una splendida motivazione, a mio modo di vedere, riguarda l’assenza di Elvis Presley.
Come ha rivelato John Lennon, alla sua musica i Beatles dovevano tutto; Elvis non poteva essere semplicemente rappresentato come un volto perso nella moltitudine. Da qui, una sorta di esclusione per “superiorità manifesta”!

Curiosa, infine, la storia dell’ultimo escluso: Leo Gorcey, all’epoca noto attore americano. Ovviamente i creatori della cover dovettero chiedere la liberatoria ai personaggi viventi che sarebbero stati inseriti nella copertina. Gorcey richiese un elevato compenso (si parla di 500 dollari).
Posto che la realizzazione della copertina aveva già raggiunto il costo totale di 2.867 dollari, chiaramente fu facile optare per la sua eliminazione (il suo volto sarebbe celato dal cielo azzurro nella parte alta della copertina)

Per quanto riguarda i presenti, come abbiamo già detto, si tratta veramente di una moltitudine eterogenea: oltre alle quattro statue di cera dei Beatles (alla destra dei Beatles in carne ed ossa), abbiamo Bob Dylan, Edgar Allan Poe, Karl Marx, Aldous Huxley, Marylin Monroe, Stan Laurel e Oliver Hardy, Oscar Wilde, Marlon Brando ecc. ecc.

Shirley Temple (che pare abbia voluto ascoltare l’album prima di dare il proprio assenso) compare addirittura più volte (una delle quali, sotto forma bambola).

Abbiamo anche il re dell’occulto Aleister Crowley, a cui avevamo fatto cenno un bel po’ di tempo addietro quando parlavamo della cover di “Houses of the Holy” dei Led Zeppelin.
A proposito di occulto e mistero, potevano mancare i riferimenti (più o meno velati) alla presunta morte di Paul McCartney risalente all’anno precedente? Ovviamente no.

Ce ne sarebbero più di uno: il primo lo potremmo rilevare utilizzando uno specchio e concentrandoci sulla scritta “Lonely Hearts” della grancassa in primo piano. Salta fuori una iscrizione che dovrebbe leggersi così: “1ONE IX HE DIE”, vale a dire “Lui muore il 9 novembre”. Proprio la data in cui avrebbe trovato la morte Paul a seguito di un incidente con la sua Aston Martin.

1ONE IX HE DIE batteria Sgt Pepper Lonely Hearts Club Band

Un modellino di Aston Martin, oltretutto, si trova collocato nelle mani della bambola raffigurante Shirley Temple. Non solo, ma il basso floreale inquadrato sul fondo della cover ha tre corde, a simboleggiare la perdita, appunto, del bassista della band.

Non è finita qua: guardando il retro della copertina Paul (o chi per lui) è l’unico voltato di spalle.

Ma tralasciamo l’occulto e il mistero per concentrarci sulla realizzazione tecnica della cover, visto che è il nostro scopo principale.

Certo, una foto come questa, oggi potrebbe essere facilmente realizzata semplicemente con una serie di fotomontaggi mediante Photoshop o programmi analoghi.

Non essendo ovviamente possibile, al tempo, quale soluzione è stata trovata? Beh, niente di più semplice: la foto è totalmente reale! Nessun fotomontaggio, nessuna sovrapposizione: solo una miriade di sagome di cartone che rappresentavano le figure a grandezza naturale, un giardino floreale in primo piano e, “last but not least”, i Fab Four a coronare il tutto.

Il fotografo era Michael Cooper (purtroppo morto suicida nel 1973); scorrendo le foto, in una di esse, potete individuare suo figlio Adam ai piedi di Paul e George.

Altra figura importante nella realizzazione della cover fu Jann Haworth, grafica americana a cui si deve la materiale realizzazione del “collage” di personaggi e il tono dei colori in post produzione (beh, la si faceva anche al tempo!)

Ultima curiosità: gli artisti coinvolti nel progetto furono a dir poco scaltri. Pensate: la Haworth appena citata era moglie di Blake, il quale venne raccomandato da Fraser; questi, inoltre, raccomandò caldamente il fotografo Cooper (che di Fraser era già collaboratore, ad insaputa dei Beatles). Insomma, una cosa più o meno in famiglia.

Non solo, ma se pensate che il costo per un servizio del genere, al tempo, si aggirava intorno alle 75 sterline e, alla fine, i Beatles ne sborsarono 1.500 (di cui 200 per Blake), beh, diciamo che i quattro designers si sono venduti molto bene!

Certo, ai Beatles non mancavano i soldi e, col senno di poi, sono stati più che ripagati dal successo planetario dell’album.

Un album che, come abbiamo visto, ha una vita inscindibile da quella della sua copertina.
Lisergica, eccessiva, festosa e misteriosa, per originalità questa cover fa perfettamente da overture ad un groviglio di suoni e canzoni in netta rottura con quelli che (ormai) erano i Beatles del passato.

Immagini extra dalla edizione del 50esimo anniversario

Ecco alcune immagini extra dalla edizione del 50esimo anniversario del disco. Lo potete trovare in Vinile (ormai il nostro supporto preferito!) e in Cd presso Amazon.

Fonti

  • https://www.afr.com/lifestyle/arts-and-entertainment/music/telling-tales-on-the-creation-of-the-sgt-peppers-cover-design-20170403-gvckt2
  • https://www.thebeatles.com/photo-album/making-cover-sgt-peppers-lonely-hearts-club-band
  • https://www.lintellettualedissidente.it/musica/sgt-pepper-lultimo-scandalo-dei-beatles/
  • https://legendarycover.it/sgt-peppers-la-copertina-che-parla-del-mistero-dei-beatles/
  • https://www.virginradio.it/news/rock-news/231088/allasta-il-primo-schizzo-della-cover-di-sgt-peppers.html
Una Nikkormat degli anni '70 trovata in un cassetto ed un manuale di John Hedgecoe. Da qui parte il mio amore per la fotografia; un amore che, per fortuna, non sembra avere fine!

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