Google Pixel 3

Google Pixel 3: recensione della fotocamera

Pubblicato il 14 Maggio 2019

Introduzione

Google Pixel 3 è lo smartphone di punta per la casa di Mountain View. Nel momento storico nel quale quasi tutti i produttori stanno proponendo smartphone con due, tre, quattro o più lenti, Google punta ad una lente singola e tutta la potenza dei suoi algoritmi per ottenere le immagini finali. Saranno queste foto all’altezza delle aspettative?

Google ha recentemente presentato la versione più economica chiamata “Google Pixel 3a“.
Ci sono delle differente costruttive e di hardware interno tra i due dispositivi: la fotocamera frontale è singola nel Google Pixel 3a, mentre la fotocamera posteriore è la stessa. I risultati di questo test fotografico con il Google Pixel 3 possono quindi essere paragonabili nelle foto scattate con la fotocamera posteriore.

> Ringraziamo androidworld.it per la collaborazione e per averci fornito il dispositivo per la prova.

Specifiche tecniche fotocamera Google Pixel 3

Fotocamera posteriore

Sensore Sony IMX363
Risoluzione delle foto 12.2 Mega Pixel
Grandezza Sensore / Grandezza Pixel 1/2.55″ /1.4 micrometri
Lunghezza Focale (Equivalente al formato 35mm) e angolo di campo  28 mm / 76°
Apertura massima del diaframma  f/1,8
Stabilizzatore Ottico  Sì

Fotocamere anteriori

Sensore Sony IMX355
Risoluzione delle foto 8 Mega Pixel
Grandezza Sensore / Grandezza Pixel ?
Lunghezza Focale Prima lente (Equivalente al formato 35mm) e angolo di campo  28mm / 76°
Apertura massima del diaframma prima lente f/1.8
Lunghezza Focale Seconda lente (Equivalente al formato 35mm) e angolo di campo  19mm / 97°
Apertura massima del diaframma seconda lente  f/2,2
Stabilizzatore Ottico  No

Caretteristiche Particolari che troviamo sulla fotocamera del Google Pixel 3

Lente posteriore unica

Con un approccio totalmente in contro tendenza rispetto alla concorrenza, Google propone uno smartphone con una sola lente. Google è sicura di poter garantire la stessa qualità degli altri smartphone utilizzando un solo sistema ottico. Come ci riesce? In maniera computazionale. In pratica la seconda lente che per molti produttori è utilizzata o per creare la mappa di profondità per l’effetto ritratto oppure come lente teleobiettivo nel Pixel 3 è assente.

Google si serve quindi di un calcolo algoritmico fruttando la micro distanza tra i pixel presenti sul sistema di autofocus per creare la mappa di profondità per l’effetto ritratto e ricreare così la sfocatura, mentre utilizza un sistema intelligente di interpolazione per simulare l’effetto di una lente lunga con la modalità che chiama Super Res Zoom.

Diciamo subito che per quanto gli algoritmi di Google siano davvero ottimi, non esiste ancora la possibilità di sorpassare la qualità data da una vera lunghezza focale ottica. Su questo punto, i nuovi smartphone che montano una vera focale teleobiettivo hanno dei vantaggi concreti rispetto a Google.

Modalità ritratto

La modalità ritratto è stata migliorata rispetto al Google Pixel 2 che presentava parecchi problemi nel creare la maschera giusta attorno al contorno della persona. C’è da dire che persistono dei problemi su alcune foto nella definizione della zona di stacco tra la parte nitida e la sfocatura.

Come funziona la modalità ritratto? La fotocamera scatta una foto e applica attraverso un calcolo algoritmico una maschera che consente di sfuocare attorno al soggetto della foto.  E’ da notare che la App fotocamera di default salva la foto con la sfocatura ma anche quella senza.

Inoltre con l’app Google Foto posso successivamente modificare l’intensità della sfocatura oltre a poter cambiare anche il punto di messa a fuoco: benvenuti nell’era della computational photography!

Doppia lente frontale con grandangolo per i selfie

Anche in questo caso Google è in controtendenza rispetto alla concorrenza e propone una doppia lente frontale: la prima con una focale equivalente a quella del classico 28mm, la seconda con una focale grandangolare equivalente a ben 19mm.

Interessante quindi la focale grandangolare per le foto di gruppo oppure per ottenere effetti particolari. C’è da notare che l’effetto ritratto con la sfocatura funziona anche per la lente frontale.

Modalità notturna

Una delle feature forse più invidiate da chi non ha un Google Pixel 3 è proprio questa nuova modalità notturna chiamata “Night Sight”. Anche in questo caso Google utilizza i suoi algoritmi per scattare una serie di foto in sequenza, le assembla assieme e tira fuori un risultato davvero notevole. Le foto risultanti infatti hanno un ottimo bilanciamento del colore (che nelle situazioni notturne è sempre difficile) e luminosità.
Negli esempi qui sotto, la prima foto è scattata senza la modalità “Night Sight” la seconda con la modalità attiva, così potete vedere le differenze.

La modalità Super Res Zoom.

La modalità Super Res Zoom usa gli algoritmi intelligenti di Google per ottenere una “simulazione” di una lente a lunghezza focale elevata. Per farlo utilizza i micro movimenti della mano mentre scattiamo per aggiungere informazione alla fotografia finale. Funziona? Diciamo che finchè utilizziamo il primo step di zoom (purtroppo non c’è altro modo di “quantificare” questi step) i risultati sono buoni. Andando oltre, come potete vedere dagli esempi qui sotto, il dettaglio diventa totalmente artificiale fino ad avere una rappresentazione fotografica che ricorda più una pittura ad olio che una fotografia! 🙂

C’è da notare che questa modalità zoom di interpolazione intelligente funziona anche nella modalità ritratto. Potrete quindi ottenere delle foto con una focale (virtuale) più consona al ritratto che non quella grandangolare di base.

La modalità Super Res Zoom funziona inoltre anche avendo attivata la registrazione raw: in questo caso però il vostro file raw sarà un file “ritagliato” con una risoluzione molto più bassa.

Qualità superiore del file raw

C’è un aspetto che forse non tutti hanno colto ma che si può sentire seguendo l’intervista del team Google: in pratica il Google Pixel 3 quando salva il raw, salva un file che è la versione grezza del risultato delle multiple esposizioni scattate con gli algoritmi dello smartphone. Questo cosa vuol dire? Che avremo un file raw con moltissime informazioni nelle luci e nelle ombre, un file che potrà essere lavorato e post-prodotto in Lightroom avendo molti più dati sui quali lavorare.

Questo è un’aspetto davvero unico. Infatti il più delle volte, quando utilizzate la modalità raw su smartphone concorrenti (ho provato personalmente tutti gli ultimi OnePlus, Samsung Galaxy, Huawei serie P, etc..) ottenete un file raw che ha purtroppo meno informazioni in quanto lo scatto è una informazione grezza del sensore senza i calcoli aggiuntivi degli algoritmi implementati dal produttore (i quali agiscono solo sul file jpg).

Guardando ad App specifiche, Lightroom per esempio con la sua App su iOS e Android ha nella camera interna una modalità HDR che permette di salvare un file raw con le multi-esposizioni. Provatelo e vedrete che il tempo di processo tra le foto sarà davvero più lungo, cosa che invece è istantanea quando scattate una foto con il Google Pixel 3 con la sua Camera di base attivando il salvataggio nel formato raw.

Sticker AR

Tra le varie funzionalità che potrete trovare come extra, la possibilità di aggiungere degli sticker AR all’interno delle vostre foto. Si chiamano Sticker AR perchè utilizzando le nuove funzionalità di realtà aumentata per dar la sensazione che l’oggetto sia realmente sulla scena: si solito di tratta infatti di una mesh 3d che getta una ombra propria, dando così la sensazione che l’oggetto sia realmente vicino a noi. Alcuni di questi sticker possono essere interessanti, però sicuramente non possiamo considerarla una delle killer feature della fotocamera! 🙂

Fotografie scattate con Google Pixel 3

Opinione personale sulle immagini della fotocamera del Google Pixel 3

Con il Google Pixel 3 siamo di fronte sicuramente ad una delle migliori fotocamere per smartphone.

Gli algoritmi di scatto che combinano più esposizioni ormai riescono a svolgere dei risultati notevoli e ci permettono di avere fotografie esposte perfettamente di giorno e anche ottime fotografie notturne.

Sul Google Pixel 3 penso che al momento il punto debole sia la modalità ritratto. Per quanto gli algoritmi possono essere evoluti, molte volte la mappa di sfocatura risulta essere imprecisa.

La cosa che forse penso sia la più notevole è la qualità dei file raw salvato che sfrutta gli algoritmi di multi esposizione per avere un file raw finale super ricco di informazione e soprattuto con un tempo di salvataggio che è lo stesso di quello del file jpg (cosa che non succede quando utilizzate questa modalità nella App fotocamera di Lightroom).

Un punto sul quale sicuramente potremo dibattere, magari con chi la fotografia la pratica da anni, è che  l’estetica delle fotografie da smartphone è diversa da quella che ottengo con le moderne fotocamere: la multi esposizione infatti tende ad ottenere dei cieli sempre perfettamente esposti con un blu che trovo tante volte troppo intenso. Anche nelle foto con il sole che entra direttamente nel fotogramma, gli algoritmi Hdr fanno il loro lavoro ma rendono il disco solare una palla con uno stacco brusco rispetto alla zona del cielo.

Opinione sulle dispositivo

Parlando dell’hardware, il dispositivo che ho provato è stato il Google Pixel 3 nella sua variante XL.

Lo smartphone si presenta sicuramente molto leggero, questo a confronto con altri top di gamma di stessa dimensione che ho provato ed avuto recentemente come iPhone Xs Max e OnePlus 6T.

Mi è piaciuta molto la sensazione tattile del vetro opaco sul retro. Inoltre il lettore d’impronta digitale sul retro è davvero super veloce e preciso. Dovremo aspettare ancora degli sviluppi della tecnologia dello sblocco all’interno dello schermo per avere la stessa velocità ed accuratezza di questo sensore.

Dal punto di vista della esperienza utente Android, bhè, in questo caso siamo a casa! Google Pixel 3 offre l’unica e vera esperienza stock Android con tutti quelle piccole chicche che lo fanno preferire a molti.

Il notch sullo schermo, è stato molto criticato nel momento della presentazione, però devo dire che non mi ha dato più di tanto fastidio nell’utilizzo.

Parliamo invece del punto dolente di questo Google Pixel 3: la durata della batteria. Durante le giornate dei miei test fotografici (complice anche le temperature esterne che erano bassine) non sono mai riuscito ad andare oltre mezza giornata di utilizzo. Questo ripeto, con un utilizzo comunque intenso della parte foto e video. Pensavo però che l’utilizzo del chip dedicato Visual Core potesse migliorare un po l’autonomia del dispositivo.

Per chi inoltre è abituato allo sblocco con il viso, questa feature al momento non è disponibile sul dispositivo.

E’ presente la ricarica wireless ma non ho avuto modo di provarla, come non ho provato la velocità effettiva di ricarica veloce.

Fondatore e direttore di Pixel Square. Laureato in fotografia e grafica per la moda a Firenze, lavora con la fotografia e la grafica da oltre 15 anni.

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