Genesi, Sebastião Salgado a Venezia

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Se, come me, vi siete persi Genesi nell’allestimento romano e vi state ancora mangiando le mani, non disperate: abbiamo ancora la possibilità di apprezzare le immagini del grande fotografo Sebastião Salgado a Venezia, fino all’11 maggio 2014. Il tour mondiale iniziato nella primavera del 2013 arriva infatti alla Casa dei Tre Oci, luogo dedicato alla fotografia nei suoi tre piani affacciati sul bacino di San Marco.

Brasile, 2005

Brasile, 2005

Genesi è un progetto decisamente ambizioso, che mira a sensibilizzare sulla tematica della salvaguardia naturale, impegnato nella diffusione dell’ideale di sviluppo sostenibile dell’attività umana sul pianeta. D’altronde come aspettarci di meno da un fotografo che ha dedicato la sua carriera alla fotografia sociale e delle migrazioni fin dai suoi primi albori. Prima di parlarvi di questo tour fotografico itinerante, poniamoci una domanda: chi è Salgado e cosa lo porta ad occuparsi di un tema tanto importante come la salvaguardia del pianeta?

Penisola di Yamal, Siberia, 2011

Penisola di Yamal, Siberia, 2011

Nato nel febbraio del 1944 ad Aimorés, nello stato di Minas Gerais, in Brasile, Salgado intraprende studi universitari che lo conducono ben presto alla laurea in Economia e Statistica. Nel 1967 sposa Lélia Deluiz Wanick, insieme alla quale si trasferisce prima a Parigi e poi a Londra, dove lavora per l’Organizzazione Internazionale per il Caffè. Nel 1973 torna insieme alla moglie a Parigi per intraprendere la carriera di fotografo, lavorando prima come freelance e poi per le agenzie fotografiche Sygma, Gamma e Magnum, per creare infine, insieme alla stessa Lèlia, la agenzia Amazonas Images. Fin dagli inizi della sua carriera fotografica, che per gli studi universitari prende avvio alla soglia dei 30 anni, Salgado viaggia molto e sceglie di occuparsi di tematiche sociali scottanti, come i diritti dei lavoratori, la povertà e gli effetti distruttivi dell’economia di mercato nei paesi in via di sviluppo. Realizza lavori di rilievo prima con indios e  contadini dell’America Latina, quindi impegnandosi nella diffusione per l’opinione pubblica della carestia in Africa verso la metà degli anni Ottanta. Tra il 1986 e il 2001 si dedica principalmente a due progetti: documenta la fine della manodopera industriale su larga scala nel libro La mano dell’uomo, e successivamente si occupa dell’umanità in movimento, profughi e rifugiati, ma anche migranti verso le megalopoli del Terzo mondo, in due libri di grande successo: In cammino e Ritratti di bambini in cammino. Per i suoi reportage sceglie attrezzature malleabili, di piccolo ingombro e grande resa fotografica: inizia a scattare con pellicola in bianco e nero e con macchine Leica, in virtù della qualità degli obiettivi; durante il progretto in Africa preferisce il grande formato, servendosi di una Pentax 645 in formato 220, per poi tornare alla duttilità con l’utilizzo di una Canon 1Ds Mark III per la realizzazione del progetto Genesi (anche in conseguenza all’aumento dell’applicazione dei controlli ai raggi X negli aeroporti dopo l’11 settembre, cosa che avrebbe fatto rischiare una perdita di qualità dell’immagine in pellicola).

Isole South Sandwich, 2009

Isole South Sandwich, 2009

E’ dal 2004 che Sebastião Salgado intraprende il suo lavoro “Genesis”, concepito come un potenziale cammino per la riscoperta della vera identità umana nella natura. L’impegno di questo grande fotografo nel sociale e nella conservazione dell’ambiente non si limita solo ai suoi bellissimi scatti: insieme alla moglie Lélia, ha infatti lavorato fin dai primi anni Novanta al ripristino di una parte della fascia atlantica forestale del Brasile, riuscendo, nel 1998, a trasformare questo territorio in una riserva naturale e creando l’Instituto Terra, il cui scopo è appunto la riforestazione, la conservazione e l’educazione all’ambiente.Lo scopo del progetto Genesi è quello di far riflettere sul nostro pianeta, sulla sua condizione precaria dopo secoli di distruzione della natura, dopo che l’uomo stesso non si riconosce più nella natura, dopo che ha avuto la presunzione di porsi come alternativo alla natura. Non è così, Salgado lo spiega con le parole ma lo grida con le immagini

Sebastião Salgado ci racconta i dettagli del progetto “Genesi”

“Lavorando sulla ricostruzione di un paradiso come quello in cui ero nato, abbiamo avuto l’idea di mettere a punto un grande progetto fotografico, diverso però dai precedenti. Lo scopo doveva essere vedere e cercare un modo nuovo di presentare il Pianeta Terra: questa volta non avrei puntato l’obiettivo sull’uomo e sulla sua lotta per la sopravvivenza, ma avrei mostrato piuttosto le meraviglie che rimangono nel nostro pianeta. Abbiamo deciso di cogliere con la macchina fotografica quella grande parte del pianeta che si presenta ecologicamente pura e, si potrebbe dire, ancora allo stato primordiale. Creare dunque una quantità d’immagini che fosse sufficiente a far capire al maggior numero possibile di persone che esiste una grande porzione del mondo ancora integra, allo stato della Genesi, e mostrare quanto proteggere questa parte sia fondamentale per tutti noi. Non si sottolineerà mai abbastanza l’importanza di ricostruire ciò che abbiamo distrutto. Siamo forse quasi obbligati a distruggere per poter creare le nostre straordinarie città, questo mondo formidabile nel quale viviamo con le sue tecnologie e i suoi comfort. Ma dobbiamo cercare di ricostruire gran parte di quel che abbiamo distrutto. Penso alla natura nel suo insieme, al potere enorme del mondo minerale, con i suoi vulcani e le forze incontenibili, ma anche al mondo vegetale, e alla sua importanza. Gli alberi sono la garanzia della nostra sopravvivenza.

Proprio le foreste sono un esempio importante di quel che dobbiamo fare. Il sistema globale del sequestro del carbonio, grazie alle parti del pianeta dove le foreste sono ancora integre, permette la creazione dell’ossigeno attraverso la fotosintesi generata dagli alberi. Inutile dire quanto questo processo sia essenziale per la vita di tutti gli esseri; grazie alle zone coperte da foreste rimane tra l’altro sequestrata l’umidità del suolo e in questo modo, il sistema idrico del mondo continua ad alimentarsi. Mi chiedo spesso se non stiamo andando incontro a una penuria di ossigeno per gli essere viventi – potrebbe essere possibile. L’unica macchina al mondo in grado di riprodurre l’ossigeno e la costituzione e il mantenimento delle riserve idriche del paese è proprio l’albero e il suo insieme in una foresta nativa: fonte inesauribile per la sopravvivenza del mondo come lo conosciamo e per il genere umano su questa terra. Insieme dobbiamo cercare di proteggerlo, di salvarlo e anche di ricostruire ciò che abbiamo distrutto. È l’unico modo che l’uomo ha di sopravvivere, altrimenti l’Homo Sapiens, si troverà fianco a fianco con altre specie in via di estinzione.

In fondo, noi facciamo parte del pianeta, e non siamo che una parte della natura e dovremmo cercare di non andare così veloci come invece facciamo. Forse, qualche passo indietro ci permetterebbe di comprendere che anche noi facciamo parte di un tutto. Oggigiorno nel mondo ricco, avanzato, gli esseri umani vivono 75 anni, anche 80, e forse qualcosa di più. Chi ha più di 100 anni ci sembra vecchio, in qualche modo vetusto. Ma se riuscissimo a pensare al tempo in termini di secoli, forse di milioni di anni, capiremmo che tutto è vivente. Le montagne nelle mie foto non sono una natura morta – quelle montagne che io ho fotografato, in realtà sono più vive di me. Alcune certo sono già morte, ma altre sono in crescita, in una fase che potremmo chiamare di fioritura.

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Isola di Siberut, Sumatra, Indonesia, 2008

In Genesi vedrete dunque fotografato ciò che noi tutti insieme dobbiamo, e sottolineo dobbiamo, proteggere. Quella parte cioè che resta estremamente viva – forse un 45% – ed è ancora come al tempo della Genesi. Realizzando questo progetto non ho voluto assumere l’atteggiamento dell’antropologo, né dello scienziato. Io sono andato a fotografare come semplice curioso; per vedere, prima di tutto, e poi per mostrare ad altri quel che mi aveva toccato nell’intimo. Non solo. Credo sia la prima volta che fotografo altre specie animali. Io ho sempre fotografato una sola specie: noi uomini. La mia impostazione è quella del fotografo e giornalista. Con massimo rispetto mi sono avvicinato alle altre specie, animali, vegetali, minerali e ho compreso che tutto ciò che esiste di utile, di importante, di essenziale nel nostro mondo, esisteva già in un tempo anche lontano. Nelle società così dette primitive esisteva già un’idea di solidarietà, di società, di amore. Esisteva l’assistenza, le medicine, perfino gli antibiotici e gli antinfiammatori. Noi non abbiamo fatto altro che sistematizzare queste conoscenze.

Credo che oggi viviamo in un periodo di estrema importanza e anche di grande interesse. Assistiamo, da venti anni a questa parte, a un grande risveglio della consapevolezza e della coscienza ambientalista. Spero che Genesi rappresenti il nostro contributo a sviluppare questa consapevolezza.”

Sebastião Salgado

Nella speranza che il lavoro di Salgado riesca a raggiungere cuore, mente e anima dell’intero genere umano, non possiamo mancare ad un appuntamento come quello che Venezia ci offre.

Sebastião Salgado “Genesi”
Casa dei Tre Oci. Giudecca 43 – Venezia
Dal 1 febbraio 2014 al 11 maggio 2014
Orari: dal lunedì alla domenica 10:00 – 19:00.
Venerdì 10:00 – 21:00.
Martedì chiuso

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