Le fotografie di Robert Capa in mostra al museo Alinari di Firenze

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Da pochi giorni al MNAF-Museo Nazionale Alinari della Fotografia di Firenze ha aperto i battenti una favolosa retrospettiva sull’opera di uno dei fotografi di guerra per eccellezza, Robert Capa. Per chi non lo conoscesse, Capa è colui che, pur non essendo un soldato, era sempre presente al fronte, immortalando ben 5 tra i maggiori conflitti dell’ultimo secolo: la guerra civile spagnola, la guerra sino-giapponese, la seconda guerra mondiale, la guerra arabo-israeliana del 1948 e la prima guerra d’Indocina. Ungherese di nascita, Capa, pseudonimo di Endre Ernő Friedmann, lascia il paese natale in giovane età dopo essere stato coinvolto nelle proteste contro il governo di estrema destra.

Miliziano Robert Capa

Il miliziano colpito a morte,1936

La sua carriera decolla con un notissimo scatto che il fotografo realizza nel 1936, durante la guerra civile spagnola, “Il miliziano colpito a morte“, subito agli onori del pubblico attraverso la rivista francese VU (23 settembre del 1936) e successivamente sul magazine americano Life. Questa fotografia ha alle spalle una storia a dir poco controversa: secondo alcuni si tratterebbe infatti di uno dei famosi “falsi storici di guerra”, di cui fa parte anche la ben nota della bandiera issata a Iwo Jima di Joe Rosenthal (ripresa anche dalla locandina del film di Eastwood “Flags of our Fathers”). Tale diatriba nasce sia dalla difficoltà oggettiva di riuscire a immortalare il preciso momento in cui il soldato viene colpito a morte, sia delle numerose dichiarazioni successive rilasciate dallo stesso Capa, mai realmente uniformi tra loro. Nel 2013 il Centro Internazionale di Fotografia (museo fondato dal fratello di Capa, Cornell, a Manhattan), ha scoperto e diffuso un’intervista radiofonica, risalente all’ottobre del 1947, in cui Robert Capa spiega esattamente cos’è successo: “Ho scattato la foto in Andalusia – racconta – mentre ero in trincea con 20 soldati repubblicani, avevano in mano dei vecchi fucili e morivano ogni minuto”. La foto è stata scattata mentre i soldati con cui viaggiava correvano a ondate verso una mitragliatrice fascista per abbatterla. Al terzo o quarto tentativo di assalto dei miliziani “ho messo la macchina fotografica sopra la mia testa – continua nell’intervista – e senza guardare ho fotografato un soldato mentre si spostava sopra la trincea, questo è tutto. Non ho sviluppato subito le foto le ho spedite assieme a tante altre. Sono stato in Spagna per tre mesi e al mio ritorno ero un fotografo famoso, perché la macchina fotografica che avevo sopra la mia testa aveva catturato un uomo nel momento in cui gli sparavano. Si diceva che fosse la miglior foto che avessi mai scattato, ed io non l’avevo nemmeno inquadrata nel mirino perché avevo la macchina fotografica sopra la testa” (maggiori dettagli sull’articolo del NYT (22nd october 2013). http://lens.blogs.nytimes.com/2013/10/22/finding-a-fearless-photographers-voice/?_r=1
A mio modesto parere, che questa immagine sia o meno stata “ricostruita” in un secondo momento, una eventuale inautenticità della foto nulla toglierebbe alla forza del messaggio che comunica, incoronando Capa uno dei padri fondatori del fotogiornalismo.

Soldati americani a Troina, Robert Capa

Soldati americani a Troina, nei pressi della cattedrale di Maria Santissima Assunta, dopo il 6 agosto 1943

All’inizio della Seconda Guerra Mondiale Capa, da fotografo freelance, si sposta in Italia a seguito delle truppe americane, e quì immortala alcune tra le foto più famose della sua carriera, che spedisce alla rivista Life. Pochi giorni dopo, racconta Capa in una celebre intervista, il generale Theodore Roosevelt Jr. in persona, sempre presente dove la battaglia era più dura, si avvicinò e puntando il suo bastone verso di me disse: “Capa al quartier generale di divisione c’è un messaggio per te. Dice che sei stato assunto da Life“.

Soldato americano in perlustrazione, Robert Capa

Soldato americano in perlustrazione nei dintorni di Troina, 4-5 agosto 1943

E’ proprio questo il periodo fotografico a cui la mostra agli Alinari attinge a piene mani, rivelando uno sguardo che non può non suscitare empatia nell’osservatore, di quelli che ti inseriscono nel vivo dell’immagine, come se tu stesso fossi presente al momento dello scatto e potessi condividere le emozioni del grande fotografo. Settantotto fotografie in bianco e nero, quasi a significare che in guerra non c’è spazio per il colore, per mostrare attimi di vita della gente comune, stravolti dalla brutalità delle armi, come la resa di Palermo, le macerie della posta centrale di Napoli distrutta da una bomba, il funerale delle giovanissime vittime delle famose Quattro Giornate di Napoli, la gente che fugge dalle montagne per trovare scampo dai combattimenti. Non solo, significativi scatti dei soldati alleati, accolti a Monreale dalla gente, o in perlustrazione, durante quello che lo stesso Capa definisce “un inferno che gli uomini si sono fabbricati da soli”. Fotoviaggio a margine di un conflitto di cui il grande fotografo riesce a cogliere anche l’aspetto interiore, quello più complesso, nei volti della gente e in quelli dei soldati. Attimi di guerra e di disperazione in cui però Capa è capace di mostrare anche il tentativo di recupero di brandelli di umanità, di momenti del vivere comune.

via di Napoli, Robert Capa

via di Napoli, ottobre 1943

Donna tra le rovine di Agrigento, Robert Capa

Donna tra le rovine di Agrigento, 17-18 luglio 1943

Piccola nota di colore: Robert Capa merita di essere ricordato non solo per la qualità dei sui scatti e per essere stato uno dei fondatori dell’agenzia Magnum, ma anche per la sua estrema temerarietà nella ricerca dell’immagine perfetta, quella talmente al centro dell’azione che, dopo aver immortalato lo sbarco in Normandia sulla spiaggia di Omaha Bay ed essersi paracadutato da un aereo assieme ai militari professionisti per ritrarre da vicino l’attraversamento del Reno, lo ha portato ad incontrare la morte a seguito delle truppe francesi nella Prima Guerra d’Indocina, a soli 40 anni, saltando su una mina.

“E’ stato un buon amico e un grande e coraggiosissimo fotografo. Era talmente vivo che uno deve mettercela tutta per pensarlo morto”. Ernest Hemingway

“Robert Capa in Italia, 1943-1944”
MNAF – Museo Nazionale Alinari della Fotografia
Piazza Santa Maria Novella 14a r, Firenze
Dal 10 gennaio al 24 febbraio
Orario: tutti i giorni, festivi compresi, 10:00 – 18:30
Chiuso il mercoledì

Articolo di Donatella Gallori

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About Donatella Gallori

Appassionata di fotografia praticamente da quand'ero nella pancia della mamma, scatto in modo un pò più strutturato dal 2011. Sposata da poco con Claudio, che è l'amore della mia vita (subito dopo viene la fotografia :P )

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