Nevermind: i segreti della copertina del leggendario album dei Nirvana

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Nevermind: la copertina

Quest’anno si celebrerà un triste anniversario. Il 5 aprile del ‘94 Kurt Cobain, leader dei Nirvana, poneva fine, in modo brusco e violento, alla sua breve esistenza. Anche per lui, purtroppo, si aprivano le porte del noto e maledetto club dei 27. Nonostante la prematura scomparsa del loro frontman, i Nirvana hanno stravolto il panorama musicale e non solo, dando vita al movimento grunge, uno stile di vita, un modo di abbigliarsi, una filosofia in cui milioni di adolescenti si sono riconosciuti. Con una manciata di album (troppo pochi), la band di Aberdeen ha letteralmente oscurato, per una decade, numerosi generi e gruppi musicali che imperversavano a cavallo tra gli anni ’80 e ’90. L’hair metal, il pop, il rock sofisticato e rileccato sono entrati clamorosamente in crisi nel momento in cui il distorto giro di accordi di Smells Like Teen Spirit ha iniziato ad invadere le emittenti radiofoniche dell’epoca. L’avversione di Cobain per questo brano e, più in generale, per Nevermind, è nota. Non lo amava, forse perché prodotto da una major (la Geffen) e quindi piegato a logiche più commerciali e meno indipendenti rispetto all’album di esordio Bleach, forse perché lo aveva condotto a quella fama che non sarebbe mai più stato in grado di gestire. Ad ogni modo, Nevermind ha segnato un’epoca, con i suoi 25 milioni di copie vendute.

Già, 25 milioni di copie. Milioni di persone che ascoltano la tua musica e osservano la copertina del tuo album…A tal proposito, e per entrare nel nostro argomento, proviamo a cambiare punto di vista: come vi sentireste se veniste a conoscenza del fatto che, in tenerissima età, siete stati fotografati completamente nudi e che almeno 25 milioni di persone vi hanno “scrutato” con attenzione? A questa domanda ha risposto il tuttora giovane Spencer Elden, l’infante immortalato sulla copertina dell’album mentre sguazza beatamente nella piscina del Rose Bowl Aquatic Center di Pasadena, inseguendo una banconota da un dollaro attaccata ad un amo. In un’intervista rilasciata ad Mtv, il ragazzo (che oggi lavora per la Shepard Fairey, ideatrice del marchio Obey) ha affermato, ironicamente, di rabbrividire ancora oggi al pensiero che ciò sia avvenuto. Ed ha anche rivelato che qualcuno continua a chiedergli se le dimensioni sono rimaste quelle dell’epoca! Ne avrebbe fatto volentieri a meno? E’ legittimo dubitarne, dal momento che, altre due volte, si è fatto immortalare in una sorta di remake della celebre cover (per fortuna, indossando il costume da bagno).

Spencer Elden nel 1991, nel 2001 e nel 2008

Spencer Elden nel 1991, nel 2001 e nel 2008 – www.upvenue.com

Elden sicuramente non è il solo che ha emulato la copertina dell’album. Cercando nella rete, potrete divertirvi a scovare decine e decine di tentativi, per la verità non tutti ben riusciti.

Ma questa cover, oltre a veicolare la band verso un successo clamoroso, ha contribuito ad incrementare anche la visibilità del fotografo che l’ha realizzata, Kirk Weddle. Quest’ultimo era (ed è tutt’oggi – www.kirkweddle.com) un fotografo che aveva coniugato la sua passione per la fotografia con quella delle immersioni subacquee e, proprio tramite scatti acquatici, stava cercando di ritagliarsi una personale nicchia nel mercato americano. Un connubio a dir poco fortunato. Ma vediamo come nacque il progetto.

L’idea della copertina e la sua realizzazione

Kurt e Dave Grohl (che, dopo il primo album Bleach, aveva sostituito alla batteria Chad Channing) erano rimasti colpiti da un documentario in cui venivano mostrati dei parti assistiti in piscina. L’idea di fotografare la nascita di un bambino in acqua, tuttavia, trovò la decisa opposizione dei direttori artistici della Geffen, che si dimostrarono irremovibili, temendo di urtare la sensibilità del puritano pubblico americano (e non solo). Ricondotti a più miti consigli, i Nirvana optarono per la meno controversa immagine di un bimbo immerso in acqua. Acquisire un’immagine di stock si rivelò troppo costoso (si dice che l’archivio prescelto avrebbe richiesto alla Geffen una cifra pari ai 7.500 dollari annui; una somma tale da far impallidire le royalties riconosciute dagli attuali siti di microstock); ci si indirizzò, quindi, verso un fotografo emergente (e molto meno caro) e la scelta, come abbiamo anticipato, cadde su Weddle, il cui portfolio aveva positivamente impressionato la casa discografica. La scelta del bimbo, invece, venne di conseguenza, in quanto Spencer Elden era semplicemente il figlio di amici del fotografo. Dopo quindici minuti e mezzo rullino fotografico, un’immagine che sarebbe stata una vera e propria icona del rock era venuta alla luce. Kurt, tuttavia, non ne rimase particolarmente soddisfatto e chiese, successivamente, di poter inserire il dollaro attaccato all’amo. Beh, ci si è chiesti cosa simboleggiasse l’immagine: nascondeva una velata polemica nei confronti delle maggiori case discografiche, avide solo di guadagni?…rappresentava la perdita dell’innocenza?…era un’accusa al consumismo americano?…chissà…

Ad ogni modo, anche l’innocente ma esposta nudità del piccolo Spencer incontrò qualche resistenza all’interno della direzione artistica Geffen; ma, in questo caso, Cobain non volle fare marcia indietro e propose, al massimo, di coprire le parti intime del bimbo con un adesivo con su scritto:”se ti senti offeso da questo, sei un potenziale pedofilo”. La casa discografica preferì lasciare Elden come mamma lo aveva fatto.

Se la materiale realizzazione dell’immagine principale non presentò particolari difficoltà, Weddle svela che, al contrario, il servizio fotografico ai membri del gruppo non andò così liscio. La band era impegnata in un serrato tour e, a suo dire (come dargli torto), quello non era il momento più adatto per coinvolgere i Nirvana in una sessione fotografica, peraltro mattutina. Kurt Cobain non si presentò all’appuntamento e si rese introvabile; quando riapparve, senza proferire parola, si sdraiò sul pavimento e si addormentò per oltre due ore. Finalmente, al suo risveglio, lo shooting ebbe inizio.

A quanto ne sappiamo, nessuna obiezione incontrò l’immagine posta nel retro dell’album: a fare da sfondo a Chim Chim, scimmietta di gomma posseduta da Cobain con un caratteristico zainetto di dinamite, c’è un collage composto da immagini dell’inferno dantesco, fotografie di carne immortalate in un supermarket e organi genitali femminili, quest’ultime prese in prestito da libri di anatomia. C’è chi afferma che il collage, creato dallo stesso Cobain, ricoprisse il frigorifero della sua casa di Olympia. Un metodo piuttosto bizzarro per non eccedere in peccati di gola. E’ lo stesso Cobain a rivelare che il collage celerebbe un’immagine dei Kiss. Io non la vedo. Controllate voi stessi; magari sarete più abili di me.

Insomma, non solo le tredici tracce di Nevermind (compresa la ghost song “Endless, Nameless”), ma anche tutta la copertina dell’album è pervasa dall’estro di Cobain; quell’estro che gli ha permesso di compensare, in campo musicale, una tecnica rude e forse non proprio sopraffina. La sua indubbia genialità compositiva ha sbaragliato un’agguerrita concorrenza, ha creato un genere, ha influenzato mode e costumi, ha segnato indelebilmente un’intera generazione di adolescenti. E ancora oggi, a vent’anni di distanza, continuiamo a sentire la mancanza della sua voce bruciata e tagliente.

2 Replies to “Nevermind: i segreti della copertina del leggendario album dei Nirvana”

  1. Alessandro Sturiale ha detto:

    Pazzo scatenato Cobain!!

  2. Kurt ha detto:

    Se mettessi anche un data a questo articolo….

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