Hotel California: la storia della copertina

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La copertina di Hotel California degli Eagles

Immaginate di percorrere una delle infinite routes dell’Ovest americano. Finestrini aperti, nessuna auto sul vostro percorso e l’asfalto, in lontananza, reso tremolante dal caldo torrido; una strada talmente dritta che potreste abbandonare a sé stesso il volante per miglia e miglia. In uno scenario di questo tipo, riuscireste a trovare un pezzo migliore di Hotel California degli Eagles per accompagnarvi nel vostro viaggio? Beh, non sarebbe facile. Stiamo parlando di una pietra miliare della storia della musica contemporanea. Non è un caso, del resto, che l’assolo di Hotel California, materiale didattico imprescindibile per l’apprendista chitarrista, occupi sempre posizioni di riguardo nelle classifiche redatte periodicamente dalle riviste musicali. Ma è l’intero album, il quinto degli Eagles e pubblicato nel 1976, a costituire uno scrigno di indubbio valore con una gemma preziosissima al suo interno. Gemma che, forse non tutti sanno, è stata messa in discussione; Hotel California, secondo alcuni, sarebbe un mero plagio di We used to know dei Jethro Tull; ma è l’eccentrico leader di questi ultimi, Ian Anderson, a smentire questa ricostruzione, pur riconoscendo qualche similitudine nella progressione degli accordi. Dopo questo doveroso omaggio ad un capolavoro indiscusso, addentriamoci in quello che è il nostro settore.

La copertina

Direte voi: beh, che ci sarà mai da dire?…è una semplice foto…la foto dell’Hotel California…E invece no, non è così scontato: dietro a questa foto ci sono numerosi aneddoti, tra l’altro connessi con la tante leggende che hanno accompagnato la storia di questo album. In primo luogo, la foto non ritrae l’Hotel California. Si tratta del Beverly Hills Hotel, situato al 9641 di Sunset Boulevard a Los Angeles. Per trovare il “vero” Hotel California bisogna spingersi in territorio messicano, e precisamente a Todos Santos, Baja California Sur.

Hotel California Todos Santos

Hotel California Todos Santos

Questo hotel ha subito varie vicissitudini, ma, ciò che conta, è il fatto che in una delle sue camere avrebbe soggiornato Don Henley, uno dei principali componenti della band, e proprio qua sarebbe stata scritta Hotel California. Il condizionale è d’obbligo, dal momento che appare assai più probabile che la voce sia stata messa in circolazione ad arte, verso la metà degli anni ’80, per sollevare le sorti di questo pueblo poco animato e poco visitato dai turisti. Chi lo ha fatto, comunque, ha avuto ragione: Todos Santos, oggi, è una meta piuttosto frequentata e, certamente, questo è dovuto anche all’alone di mistero che avvolge il più noto dei suoi alberghi. Non meno misteriosa è la foto interna della copertina dell’album: non è la hall del Beverly Hills Hotel (anche detto Pink Palace), bensì il salone interno del Lido Apartments, a Hollywood. La lobby è affollata di persone, fra cui, in primo piano, i membri della band. Dalle finestre si affacciano figure non ben identificabili…niente di più appetitoso per i satanisti del rock! Secondo alcuni, la figura che si affaccia dall’arco centrale sarebbe Anton Szandor LaVey, fondatore della Chiesa di Satana di San Francisco e autore della Bibbia di Satana. Si dice che gli Eagles fossero frequentatori del suo entourage.

Altri si spingono fino ad affermare che si tratterebbe del diretto superiore di LaVey…il Diavolo in persona. Probabilmente non possiede foto segnaletiche di Satana, ma crediamo non sia necessario scomodare il Federal Bureau of Investigation e il suo software di riconoscimento facciale per affermare che la somiglianza, in entrambi i casi, è alquanto dubbia. Vi è chi ha riconosciuto LaVey nell’uomo affacciato alla finestra sulla destra dell’immagine, seminascosto da un lampadario. In questo caso, i tratti somatici sembrano più simili. E se fosse semplicemente un uomo pelato incuriosito dalla folla nella lobby?…No, troppo banale…

Altre bizzarre figure sono presenti, proprio dietro ai componenti del gruppo e nascoste nell’ombra. C’è chi vi ha visto degli uomini mascherati da animali, in ossequio ad uno dei riti satanici celebrati dal nostro amico LaVey; io ho pensato subito a Batman e Robin…ma non sono un tipo sufficientemente malizioso…

Seconda copertina Hotel California

Le misteriose figure mascherate – fonte immagine: www.centrosangiorgio.com

Come tutti sanno, del resto, sono molti i riferimenti al dio degli inferi che il testo di Hotel California conterrebbe e sui quali, tuttavia, non ci dilungheremo, in quanto fuori dal nostro tema. Piuttosto, scendiamo nel dettaglio della foto principale.

 Il “Pink Palace” al tramonto.

Se vi recate a Beverly Hills, sul Sunset Boulevard, e volete strappare un ricordo del vostro viaggio collegato all’album degli Eagles, sappiate che non riuscirete facilmente ad ottenere la medesima inquadratura dell’Hotel. Infatti, il fotografo David Alexander (autore anche della foto nel Lido) e l’art director John Kosh furono costretti a salire su una piattaforma alta diversi metri e attendere molte ore scattando continuamente, con le loro Nikon e con pellicole ultra-rapide Ektachrome, per trovare la giusta combinazione di luce, colore e granulosità dell’immagine. Si dice che la proprietà del Beverly Hills Hotel abbia anche intentato un’azione legale, immediatamente sedata dal rapido incremento della clientela. La scritta Hotel California è stata realizzata dallo stesso Kosh, per poi essere incollata sopra la stampa dye transfer della foto, esattamente sopra l’insegna del Beverly Hills Hotel; il tutto è stato nuovamente fotografato e stampato per ottenere il pregevole risultato finale.

Pregevole, sì; e semplice: la foto di un hotel al tramonto, quella di un salone affollato, la presenza di figure misteriose, il testo ermetico di una splendida canzone. Beh, tutto sommato, direte voi, per ottenere un successo planetario acclamato per quasi quarant’anni ci vuole ben poco, ma…siamo davvero sicuri che sia così?

 

 

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About Stefano Teti

Una Nikkormat degli anni '70 trovata in un cassetto ed un manuale di John Hedgecoe. Da qui parte il mio amore per la fotografia; un amore che, per fortuna, non sembra avere fine!

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