Ferdinando Scianna: un fotografo, un uomo (Seconda parte)

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Ferdinando Scianna, Fotografo

Questo articolo è la seconda parte del racconto su Ferdinando Scianna. Puoi trovare la prima parte a questo link.

Nella tentacolare Milano arriva anche il 1967 e per Ferdinando comincia il vero e proprio apprendistato con l’assunzione come foto giornalista presso il settimanale -L’Europeo -, il quale prevede tra i propri capisaldi una grande dignità dell’immagine fotografica. Lavorando accanto a veri leader del giornalismo come Roberto Leydi,  Oriana Fallaci e molti altri, Scianna impara con dedito allenamento il linguaggio del giornalista e da questo modo di esprimersi realizza che non vuole più limitarsi ai servizi fotografici ma vuol dare spazio alla sua libertà espressiva facendo uso anche delle parole per raccontare quel che vede. Il 1973 è l’anno che lo consacra come scrittore e l’anno successivo sbarca a Parigi come inviato dando versatilità alla sua scrittura, spaziando da temi di economia, cultura, costume e politica.

Espandendo le sue prospettive comincia a collaborare con varie testate giornalistiche francesi dove per anni curerà rubriche sull’universo delle immagini e della fotografia trovandosi più a scrivere che a fotografare, pur avendo la consapevolezza di essere non un giornalista ma un “fotografo che scrive”.

Nel 1977 grazie alla pubblicazione in Francia del libro “Le Siciliens” (I Siciliani), fatto recapitare con tanto di dedica a Henry Cartier-Bresson, nasce un’importante amicizia tra i due, lungo il tragitto si crea un sodalizio che convaliderà un’ulteriore svolta nella sua vita. Bresson afferma che proprio grazie al libro di Scianna  ha voglia di riprendere a fotografare, l’amicizia si consolida sempre di più e Ferdinando attribuendogli una grande ed eccezionale critica umana, dal lato della sua umiltà, vedrà poi negli anni a venire la figura di Bresson come maestro di vita, applicandolo già al suo istintivo modo di fotografare.

In seguito a molteplici vicissitudini Scianna si dimette dal settimanale –L’Europeo– decidendo così di tornare in Italia, ed proprio l’amico Henry che gli propone di candidarsi come membro della –Magnum Photos-,  cooperativa fondata nel 1947 dallo stesso Bresson, insieme a George Rodger, David Seymour, William Vandivert e Robert Capa, un’agenzia formata da fotografi indipendenti convinti dell’enorme incidenza della fotografia nel documentare avvenimenti, rivoluzionando il modo di dare informazione a livello globale, avendo così il totale controllo sull’ampiezza del loro lavoro. Il 1982 è l’anno di Ferdinando Scianna come new entry all’interno della Magnum e arriva anche il momento di lasciare Parigi per tornare a Milano.

Giunto in Italia  si ritrova viso a viso con quella che era sempre stata la sua ossessiva passione, riscopre e rispolvera quell’istinto che non lo aveva mai abbandonato, l’istinto del fotografo indipendente. Lavora per vari giornali e si avventura inoltre  in un reportage sui villaggi di minatori e sullo stile di vita Boliviano.

Nello stesso periodo quasi casualmente si trova a fare i conti con la richiesta per la realizzazione di un catalogo di moda per conto di due giovani stilisti emergenti: Dolce e Gabbana.

E’ il Febbraio 1987 quando Stefano Gabbana, osservando le immagini di Scianna esclama: “ è proprio quel che vogliamo, il nostro look , con il suo feeling”. Per Ferdinando la fotografia di moda era un allontanamento sfacciato e definitivo dall’insegnamento di Bresson -“mai mettere in posa il mondo”- e anche volendo dalla sua stessa visione considerando i suoi scatti sempre come un gioco dell’istante, -una corrida con il destino- per usare una sua terminologia. Continuando sul binario di Bresson, cristallizzare il momento decisivo è come rispondere nell’immediato a una domanda che ci viene posta  e la riposta la si da istintivamente e, con esercizio questo istinto,  o ancor meglio questa intuizione si affina.

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Tale proiezione non poteva andare troppo d’accordo con le ormai rituali  patinate immagini di moda, con quei codici che nella testa di Ferdinando erano solo un artificio già visto. A prescindere nell’Aprile dello stesso anno i due stilisti decidono di usare come location proprio la Sicilia, il luogo dove Scianna qualche anno prima sentì di voler raccontare il mondo dal suo punto di vista. Divertito e incuriosito ma con addosso una sorta di senso di colpa, parte alla volta del suo paese natio per cimentarsi nella moda. Le possibilità economiche sono scarse  e per potersi spostare da un punto all’altro della Sicilia devono usare la macchina data in prestito dal fratello di Domenico Dolce, niente truccatori, niente parrucchieri ma un team composto “solo” da Stefano, Domenico e Ferdinando insieme alla   bellissima e ad allora già famosa modella olandese Marpessa, come il nome della  ninfa contesa dal Dio Apollo e dal guerriero Idas.

Ferdinando dispone Marpessa istintivamente nelle stesse circostanze della sua vita, la fotografa in posti già ripresi prima, in luoghi che parlano di se e della sua infanzia, amalgamando la capacità animosa di reporter a quella ancora a lui sconosciuta di fotografo di moda. Il risultato non può che essere sorprendente e di grande effetto sconvolgendo così l’ormai monotona visione di quel genere di fotografia.

Da questa esperienza ne nasce un libro intitolato  –Marpessa, un racconto-, editato nel 1993; un libro su di lei e sul rapporto tra il fotografo e la modella, quasi autobiografico volendo, narrando inoltre varie sensazioni e raccontando quelle semplici ma forti atmosfere che si creavano nell’immaginario erotico di bambino del sud in seguito a fantasie e sguardi alimentati dal grosso divario tra uomini e donne fomentando la percezione del proibito. Quasi a ricordare sulla falsa riga il film -Malena- di Giuseppe Tornatore, dove la splendida Monica Bellucci fotografata precedentemente dallo stesso Scianna, è oggetto delle attenzioni di un ragazzino che vive la sua vita nella Sicilia dagli autentici sapori degli anni’40.

Sempre mescolando artificio e autenticità, Scianna si ritrova molto velocemente a lavorare per le principali testate internazionali come –Vogue America, Vogue Francia, Vogue Spagna , Marie Claire Francese, Grazia, Stern- e molte altre ancora, realizzando servizi di moda nello stesso stile. Interessante è la dichiarazione dell’amico scrittore Leonardo Sciascia che alla visione del lavoro con Marpessa confida a Ferdinando di aver usato uno stile “Pirandelliano” essendo riuscito coi suoi scatti a far diventare “creatura” un personaggio, pur trattandosi di immagini in quanto di moda  per forza artificiose . Sciascia infatti citando Pirandello diceva che ci sono due tipi di scrittori … –di cose e di parole-, così a suo modo Scianna cita Sciascia dicendo che ci sono due tipi di fotografi e quindi due modi di fare fotografia … –guardare il mondo facendone fotografie-, oppure, –fare fotografie per l’esigenza di raccontare il mondo – .

Palese che la visione di Ferdinando appartenga senza dubbio al secondo target  di fotografi, sia per cosa traspare dalle sue immagini, istinto, forza e ricchezza di animo umano, ma anche alla luce di ciò che dichiara:

Il fotografo ha  la fortuna di poter costruire  le immagini ricevendole, il gesto di fotografare consiste nel ricevere, è un modo di leggere il mondo interpretandolo. E’ nella maniera in cui si sceglie i suoi rettangoli o quadrati di tempo e di vita che il fotografo finisce col costruire il suo mondo.

In seguito gli vengono accreditati, in relazione ai suoi servizi di moda, meriti per uno stile di fotografia innovativo nel panorama mondiale, ma per sua stessa umile ammissione Ferdinando dichiara che per primo Richard Avedon e anche William Klein avevano fatto cose simili verso la metà degli anni’50, inoltre il genere di fotografia di Scianna si guadagna il nome di –moda reportage- utilizzato anche per Frank Horvat molti anni prima,  per lui un vero maestro.

Sul moto ondoso della moda Ferdinando finisce per fare anche della pubblicità, a dir suo sia buona che un po’  meno buona, ma comunque assimilando il prezioso valore che si trae da qualsiasi tipo di esperienza, accrescendo e fortificando la sua corazza sia da un punto di vista professionale che umano. Così facendo Scianna si conferma tra i fotografi  più versatili a livello internazionale, altalenandosi da autorevoli ritratti, reportage a giro per il mondo, confondendo abilmente stili diversi di fotografia riscuotendo successo nello scenario globale, sia ieri che ancora oggi.

Pur essendo andato via dalla Sicilia  a ventidue anni e aver vissuto con la sua terra un rapporto conflittuale, continua a sentirsene il figlio, attribuendo al paesaggio, al volto dei suoi abitanti, agli sguardi rubati, a quelle soffocanti ma necessarie tradizioni il suo incancellabile orizzonte, la sua anima e il suo io.

Ferdinando Scianna smentisce e testimonia con le sue immagini il luogo comune che vede la fotografia come specchio del mondo ma bensì conferma l’esatto contrario, usando parole sue:

Di come sia il mondo con il nostro essere e vivere in esso lo specchio di questa forma d’arte, la fotografia”

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Foto del profilo di Lorenzo Belluomini

About Lorenzo Belluomini

Nato a Firenze il 25 Settembre 1983. Fin dalla prima adolescenza coltivo mentalmente il concetto di fotografia trasformandolo in passione e necessità qualche anno più tardi , pur intraprendendo strade a livello scolastico e lavorativo diverse. Oggi, grazie a corsi e workshop in questo campo, sto strutturando la mia passione in tecnica affinando così varie metodologie di lavoro potendo rappresentare al meglio ciò che la mia mente scatta ancor prima della macchina fotografica .

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