Ferdinando Scianna: un fotografo, un uomo (Prima parte)

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4 Luglio 1943. Nell’assolata Sicilia dove agri profumi si confondono gradualmente all’odore del mare e della terra, così lasciando un timbro indelebile sulla pelle trasportato dal vento di Scirocco, a Bagheria piccolo paese alle porte di Palermo, nasce Ferdinando Scianna.

Ferdinando cresce in una famiglia piccolo borghese annodata all’agricoltura, all’ombra delle ambizioni del padre commesso, una persona terrorizzata e insoddisfatta dalla vita a causa delle tante catastrofi subite nella sua famiglia, rendendo così più debole la sua armatura di padre e di uomo; a fare da contrappeso a favore dell’animo docile di quel bambino c’è la madre,  una donna invece molto positiva nonostante la costrizione al ruolo di  -donna-di-casa-,  che in Sicilia negli anni’40 simile scena  rappresenta un quadro di assoluta normalità.

Appena al di fuori dalla cornice familiare, la figura  del nonno materno falegname ha un importante rilevanza nell’infanzia del piccolo Ferdinando . Divertito dal mestiere del nonno, Ferdinando vive una realtà a dir poco magica per un bambino della sua età, che oltre a intrattenersi con cavalli di legno e spade giocattolo lo vede anche spesso varcare la soglia del cinema “Corso” vicino casa sua per  mansioni commissionate al nonno come artigiano, così da sfruttare l’ingresso libero anche dalle tre alle quattro volte al giorno .

Grazie a questo singolare modo, il piccolo Scianna, vivendo il curioso buio, affascinante e fatato della sala cinematografica, comincia con la testa e con il cuore ad entrare in un mondo fatto di immagini sentendo così di appartenere sia al contesto artigiano, dove le mani sono il principale strumento per arrivare al risultato finale pezzo dopo pezzo, che all’insieme contadino che vede invece molto spesso uno spaventoso connubio tra sforzo e sorte.

Ferdinando continua a maturare portando il suo universo incantato nell’adolescenza, studia al Liceo Classico, ma tuttavia si scontra ovviamente con gli obblighi e le aspettative previste dal piano familiare che lo vedono medico o avvocato una volta conseguita la maturità.

L’epoca è ardua, sono gli anni ’60, palcoscenico di scontri generazionali e passaggi rumorosi da un’era ferma che sembra congelata a un boom di rivoluzione senza precedenti . E’ facile per i giovani dell’epoca sentirsi ingabbiati in un recinto troppo stretto, è stancante ma usuale  indossare “vestiti” cuciti dalle famiglie stesse e non per scelta propria.

Il palinsesto mondiale scorge John Fitzgerald Kennedy tra le più giovani promesse che abbiano mai dimorato alla Casa Bianca e lo vedrà anche assassinato non molto tempo dopo. L’Unione Sovietica presenta al genere umano  Jurij Gagarin, l’uomo scelto per il primo volo nello spazio, è anche il momento di posare il mattone numero uno per il muro di Berlino, la marcia pacifica su Washington di Martin Luther King per l’integrazione razziale, la morte a soli trentasei anni di Marilyn Monroe. Nasce il Rock, Mick Jagger con i Rolling Stones, il primo album dei Beatles; la matita di Mary Quant crea la minigonna, muore ucciso Malcom X, Hitchcock firma il suo “Psyco”; è la volta anche di “Colazione da Tiffany” e dal genio di Stanley Kubrick emerge l’epico capolavoro di “2001:Odissea nello spazio” .

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L’Italia intanto grida allo scandalo per “La Dolce Vita” di Fellini, la Fiat 600 si costituisce infallibilmente dopo qualche anno dalla sua creazione icona per eccellenza dell’italiano medio; la Rai annuncia l’emissione del suo secondo canale, i 24000 baci di Adriano Celentano sono spunto di dediche e serenate tra i giovani rampolli cresciuti a pane  e romanticismo; è l’era di Sergio Leone e degli “Spaghetti Western”; arriva la libertà sessuale con la “pillola” e l’immagine femminile abbandona  poco a poco l’etichetta classica dando spazio a una più incisiva libertà di essere.

Anche Ferdinando nella sua Sicilia, respira un clima opprimente il quale lascia sulla pelle i segni di manette ancor più strette di quelle che la vita per indole ti stringe intorno ai polsi . Ingabbiato da un’atmosfera pesante, alimentato da desideri  assolutisti come è solito per tutti i ragazzi, vive drammaticamente la sacralità della religione impostagli dalla famiglia fervidamente cattolica.

Intorno alla fine del liceo, inaspettatamente per liberarsi dalle sue zavorre, prende l’uscita d’emergenza e convalida un’identità chiara e sentita a ciò che più lo rappresenta, a ciò che vuole diventare….questa necessità smascherandosi si definisce a nette linee e prende il nome di : fotografia .

A diciassette anni per lui la fotografia diventa un’ossessione e da questa intensa sensazione nascono i suoi primi acuti ritratti fatti alle persone di Bagheria, riprendendo uno scenario intimo e familiare, tirando fuori l’anima da ogni volto in ogni singolo scatto, cogliendo il tutto – usando parole sue – con una “inconsapevole consapevolezza” . Genera scatto dopo scatto costruendo ogni immagine servendosi delle ombre disegnate dal sole cocente della sua terra . Da lì ogni forma prende forza e essenza grazie ad un inconfondibile ed esclusivo bianco e nero .

-Mani che mangiano-Sicilia 1961

Incuriosito dal mondo circostante e in particolare da quello contadino, è affascinato dalla “vita vera” e sopratutto dalle storie delle persone che la raccontano, fotografa feste e situazioni di paese traendone  sostanza con le sue immagini .

Nonostante la sua tormentosa passione decide ugualmente di iscriversi alla facoltà di Lettere pur non terminandola, ignorando tuttavia le oramai radicate speranze del padre che lo vedono in altre vesti ben più “formalmente etichettate” . Proprio durante il suo percorso universitario continua a crescere fotograficamente aggiungendo al suo innato istinto……metodo.

Il cammino accademico di Ferdinando è anche un importante teatro di conoscenze affluenti, come quella con Enzo Sellerio, editore e fotografo italiano scomparso recentemente. A lui mostra le sue foto e da inizio a un viaggio fondamentale in una personale esplorazione di nuovi mondi intellettuali e visivi, inoltre sono anche gli anni di un’acquisizione politica che per Ferdinando si salda con la riscoperta dei valori popolari e del folclore contadino di cui avverte il declino.

In questa atmosfera Scianna sente la necessità di ritrarre la cornice di Bagheria dall’angolazione religiosa, tramite un fulgido insieme di immagini che poi espone al Circolo di Cultura della sua città nel 1963.

E’ proprio da questa esposizione di immagini che oltre a quello che sarà un consolidato rapporto professionale nasce una corposa e intensa amicizia con lo scrittore, poeta, drammaturgo italiano Leonardo Sciascia che durerà fino alla morte dello scrittore stesso nel 1989. Grazie a Leonardo Sciascia nel Gennaio del 1965, a nemmeno ventidue anni, Ferdinando pubblica il suo primo libro “Feste religiose in Sicilia”, ed è un vero e proprio boato.

Il testo è provocatorio ed evidenzia l’imprinting materialista del culto alla devozione cattolica siciliana, ma in primo luogo il volume fa emergere la forza intellettuale e acuta del giovane Scianna grazie al potere delle sue immagini.

Lui stesso dichiara : “la fotografia era la possibilità di un racconto della vicenda umana, questo mi introdusse a una certa maniera di vedere le cose, di leggere, di pensare, di situarsi nei confronti del mondo”.

La eco del libro, senza saperne le dinamiche, risuona anche al di là dell’oceano Atlantico e nel 1966 il –Popular Photography – Americano, dedica ben otto pagine a quel testo nato da uno scrittore e fotografo ancora sconosciuti, asserendogli  il titolo di  – The most impressive photobook published this year-.

Sulla scia di tale successo, Ferdinando capta a dir suo l’illusione di poter davvero fare quel mestiere e, anche se in modo flebile ascolta persone intorno a lui che lo incoraggiano ad andare a New York, ma il suo animo semplice, la paura data dalla verde età fanno solo in modo di avviare un temporeggiamento che  non implicherà almeno per il momento un viaggio nel continente americano.

Tuttavia durante la promozione del suo libro incontra un giovane regista, in seguito Leone D’oro a Venezia, Gianni Amelio e, merito di  questa conoscenza che qualche mese più tardi arriverà il primo incarico professionale di Scianna come fotografo di scena sul set del film  –Un uomo a metà–  di Vittorio DeSeta.

Set -Un uomo a metà- 1966

Set-Un uomo a metà-1966

E’ il 1966 e il suo primo lavoro ufficiale lo costringe quasi lietamente alla partenza dalla Sicilia verso Milano.

Continua… Seconda parte

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