Eve Arnold: retrospettiva a Torino sulla fotografa dei VIP e non solo..

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In un periodo come questo, in cui non si parla d’altro che di crisi, il panorama culturale della fotografia in Italia si dimostra in pieno fermento, offrendoci continuamente mostre di un calibro a dir poco strabiliante. Tra queste, merita senz’ombra di dubbio una menzione d’onore la retrospettiva orgazizzata a Palazzo Madama a Torino sul lavoro di Eve Arnold, che non voleva essere considerata una “donna fotografo, ma un fotografo donna”, per sottolineare il suo ruolo professionale al di là di qualsiasi appartenenza di genere, e prima donna ad essere accettata all’interno della rinomata agenzia fotografica Magnum.

Se state cercando una meta per un weekend fuoriporta, Torino e questa mostra potrebbero rivelarsi la scelta giusta non solo per gli amanti della ritrattistica, in cui la Arnold si è distinta per aver immortalato molteplici personalità di Hollywood, presidenti e politici influenti (dalla Monroe a Indira Gandhi, passando per Malcom X e Liz Taylor), ma anche per chi in un fotografo cerca l’impegno sociale. Meno conosciuti, ma sicuramente non meno affascinanti, sono i reportage nelle regioni più remote del pianeta, dall’India all’Afghanistan, dalla Cina alla Mongolia, che le furono commissionati da magazine della portata di Life e Sunday Times e che le hanno fruttato importanti riconoscimenti internazionali.

Ma chi era Eve Arnold? La grande fotografa nasce a Philadelphia nel 1912 come Eve Cohen, da genitori di origine russa immigrati negli USA in cerca di fortuna; avviata dai genitori a una formazione universitaria in Medicina, nonostante le ristrettezze economiche della famiglia, la Arnold decide nel 1943 di lasciare gli studi per trasferirsi a New York, dove trova lavoro in uno degli stabilimenti del gruppo Stanbi, una controllata della Standard Brands, che si occupa dello sviluppo di fotografie da rullini e negativi. Tra i suoi compiti c’è anche l’assistenza all’interno dei nuovi stabilimenti del gruppo, attività che la porta a girare buona parte degli Stati Uniti. Riceve la prima macchina fotografica a metà degli anni 40 come regalo di un fidanzato che la storia ci rivelerà essere stato molto lungimirante, e nel 1948 intraprende studi in campo fotografico seguita da Alexei Brodovitch, iniziando a scattare in luce naturale nel ghetto di Harlem. Nello stesso anno sposa Arnold Arnold di cui manterrà il cognome anche dopo il divorzio.

A baby's first five minutes, Eve Arnold

USA. New York. Long Island. A baby’s first five minutes, Port Jefferson. Mother holds her child’s hand. 1959.

E’ nel 1951 che arriva la chiamata storica da parte di Henri Cartier-Bresson che la invita a entrare nella ben nota agenzia Magnum, prima come freelance e successivamente, dal 1957, come associata. Tra i suoi primi lavori con l’agenzia da ricordare assolutamente “A baby’s first five minutes” in cui la fotografa racconta i primi cinque minuti di vita dei piccoli nati al Mother Hospital di Port Jefferson, con spiccato realismo ma anche con una dolcezza smisurata, riuscendo così a superare il dramma interiore di un aborto che la porta sulla soglia della depressione. Dal 1955 inizia la sua stretta amicizia con Marilyn Monroe, che la porta praticamente su tutti i set cinematografici dell’attrice protraendosi fino alla morte di quest’ultima e portando alla realizzazione di alcuni tra gli scatti più naturali e intimistici della diva, di cui riesce a cogliere la spontaneità proprio in virtù dello spiccato rapporto di confidenza tra le due donne.

Marilyn, Eve Arnold

USA. Nevada. While on location in Nevada, John Huston spent long hours, sometimes nights, at the gambling tables in Reno. Marilyn MONROE went with him once, toward the end of filming. The Misfits. 1960.

Marilyn, Eve Arnold

USA. Hollywood. US actress Marilyn MONROE resting between takes during a photographic studio session in Hollywood (Paramount Gallery), for the making of the film “The Misfits”. Directed by John HUSTON (USA). Nevada. Screenplay by Arthur MILLER (USA). 1960.

Dal 1969 il suo interesse si sposta maggiormente verso la fotografia sociale e documentaristica e ciò la porta a viaggiare dividendosi tra Afghanistan, Medio-oriente, Cina e Sud Africa. In realtà, già dagli inizi della sua carriera la Arnold era stata attratta da questo genere di fotografia, realizzando un progetto di reportage per le strade di Cuba e fotografando i segretissimi riti voodoo ad Haiti (1954-1956). Questi lavori le fecero ottenere importanti riconoscimenti internazionali nel campo della fotografia, come il National Book Award del 1980 e il Lifetime Achievement Award dall’American Society of Magazine Photographers.

China, Eve Arnold

CHINA. Chungking Sunday. 1979

China, Eve Arnold

CHINA. Peking. Cotton mill nursery. 1979.

South Africa, Eve Arnold

SOUTH AFRICA. Zululand. A nurse listens to a foetal heartbeat. From ‘All In A Days Work’. 1973.

La retrospettiva allestita a Palazzo Madama, primo omaggio italiano a questa grande fotografa, ripercorre la vita professionale di Eve Arnold attraverso 82 scatti, sia in bianco e nero, che a colori. Il percorso segna le diverse tappe della sua carriera con 12 sezioni distinte: “Sfilata di moda ad Harlem”, “Malcolm X”, “Riti Voodoo ad Haiti”, “Gli importantissimi primi 5 minuti di un neonato”, “Marlene Dietrich”, “Marilyn Monroe”, “Joan Crawford”, “Celebrità”, “Afghanistan”, “Dietro il velo”, “Cina” e “India”, con immagini realizzate tra gli anni 50 e il 1984. La mostra è accompagnata da un volume che raccoglie la selezione di fotografie del percorso espositivo, un contributo della giornalista e critica fotografica Angela Madesani e uno della celebre scrittrice Simonetta Agnello Hornby. Quest’ultima, grande amica della fotografa statunitense, che conobbe venticinque anni fa durante un ricevimento a Londra, ne ricorda l’estrema modestia, nonostante avesse immortalato tutti i più grandi nomi della politica e del cinema: “Preferiva raccontare degli incontri con la gente comune, i ragazzini dell’Avana, le donne dell’harem in Arabia, i bambini di strada, gli anziani. Le piaceva fotografare mani e piedi perché diceva che era racchiusa lì la loro anima”.

Eve Arnold ci lascia, quasi centenaria, nel 2012 commentando il proprio lavoro come fotografa con una semplicità quasi spiazzante: “Che cosa mi ha spinto e mi ha fatto andare avanti nel corso dei decenni? Qual’è stata la forza motrice? Se dovessi usare una parola sola, sarebbe curiosità.” Un tale messaggio non può che essere raccolto nella speranza che continui ad alimentare la passione per la fotografia, fornendoci personalità altrettanto talentuose e carismatiche.

“Eve Arnold, retrospettiva”
Corte Medievale di Palazzo Madama
Piazza Castello, Torino
Dal 15 gennaio al 27 aprile
Orario: da martedì a sabato 10:00 – 18:00, domenica 10:00 – 19:00 (ultimo ingresso un’ora prima della chiusura)
Chiuso il lunedì

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About Donatella Gallori

Appassionata di fotografia praticamente da quand'ero nella pancia della mamma, scatto in modo un pò più strutturato dal 2011. Sposata da poco con Claudio, che è l'amore della mia vita (subito dopo viene la fotografia :P )

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